In sua memoria



soddisfatta del suo acquisto 2014

Bentrovati!

Buona festa dei lavoratori!  Non so voi ,ma io non mi perderò e seguirò senz'altro il mitico  Concertone che, però  quest'anno , non si svolgerà a Roma in Piazza S. Giovanni in Laterano bensì , sempre nella Capitale  ma si trasferirà al Circo Massimo per lavori di ristrutturazione in vista del Giubileo del 2025 . Voi conoscete ormai i miei gusti musicali : amo i cantautori di "nicchia " ma non disdegno anche le nuove leve ed oggi vi sarà una bella occasione per conoscerne di" fresche ". Ma non pettiniamo le bambole o, meglio ancora, non stiamo a contare le macchie ai leopardi, e veniamo al tema di oggi.  Si tratta di un 'altra commemorazione ossia "la Festa della mamma" che si terrà il 12 corrente mese . Il mio  caro  psichiatra, psicologo ,psicanalista e specialista nelle patologie del sonno Paolo Piazza , che qui ricordo e ringrazio ,mi  diceva " I genitori non sono eterni , se ne faccia una ragione!" Come tutti i "Paoli "e " le Paole " che nella mia vita ho avuto la bella sorte d'incontrare (8 , pensate la coincidenza ), anche se non avevano o hanno la Fede in un Essere Superiore e quindi non volgevano e volgono preci a Dio, sono senz'altro da appellare con la locuzione di :" Preghiere viventi "! Cito uno tra i tanti: il mio educatore e grande amico Paolo Diliberto che con la sua incrollabile  passione per l'aiuto a chi soffre e chi ha  necessità di essere appoggiato  in qualsiasi modo ,mi dà  , in ogni occasione ,un supporto miracoloso a dir poco. Torniamo a noi anzi a lei: mamma Silvana che non sarà certo immortale , come  diceva l'amato  dott., ma, mi illudo  ,con il mio blog , qui su internet, di donarle un minimo di continuità di vita. Tra l'altro questo post è il n° 82 e, ulteriore combinazione , se ne andò proprio a quell'età . La ricordo insieme a papà ogni sera prima di annottarmi ,attardandomi di fronte alle loro foto che ,in salotto ,mi guardano benevole nella loro fissa perpetuità e li ringrazio  di avermi dato un' affettuosa famiglia ,una casa , soldini ( sempre indispensabili !) molti felici ricordi e soprattutto tanti ,tanti, amici! 

La foto che vedete , che ho scattato io nel 2014 ,la ritrae mentre , sotto le feste di Natale, soddisfatta, ha appena acquistato un cappello alle bancarelle di Portello qui a Milano. Sorride appagata in quel quieto e placido  momento    in mia compagnia , benché ormai da anni papà fosse scomparso . Dopo la sua morte ( nel 2006 )infatti il nostro legame si fece  vieppiù  tenace e saldo : eravamo inseparabili !

Prima della scomparsa di Mutti (vezzeggiativo in tedesco che gradiva molto ),proprio la  domenica  7 dicembre del 2014 scrissi un raccontino che la riguarda, eccovelo:

FATTO CON IL CUORE   

Si stava profilando un Natale sereno per la mamma e la figlia che, benché ormai cresciuta, aveva scelto di fare compagnia durante le festività ormai prossime ,alla propria anziana e amata genitrice.

Era una sera tranquilla ,tutto sembrava sorridere alle due donne soltanto desiderose di trascorrere una serata calma e soprattutto in intima vicinanza.

La televisione era accesa ,ma spesso le due si distraevano dai programmi per saltuari commenti o ricordi che le trasmissioni o pensieri estemporanei suscitavano in loro.

Dovevano ancora cenare .  Sul fornello però era già pronto, un poderoso lesso di pollo ,fegatini e vitello con varie verdure . Riposava nel brodo la più nutriente e completa cibaria che il frigo della famigliola in quel momento si potesse permettere.  Nella piccola cucina un profumo quasi soporifero ,si spandeva e già prefigurava una buona digestione.  La figlia preparava con cura i piatti ,le posate ,una bottiglia di acqua fresca e il pane ,riposto in un sacchetto, sul pomolo della sedia.  Tutto era pronto per una cena parca ma sostanziosa , un anteprima natalizia.  La madre e la figlia erano sedute l’una accanto all’altra in attesa del desinare ma ad un tratto la prima ,allungò la mano verso il contenitore del dissetante liquido  per assumere le ultime quotidiane terapie del tramonto. Sta volta però il gesto era accompagnato da un lungo ,doloroso lamento.   La figlia credeva che ella non arrivasse alla bottiglia e, sollecita, si sporse verso l’oggetto ma trasalì perché la madre evidentemente accusava una forte sofferenza fisica , lo percepì dai suoi occhi improvvisamente sbarrati… Quegli occhi le ricordarono in un attimo ,l’ultima volta che li aveva visti così ,sul suo pallido, vetusto viso . Erano dal dentista e per raggiungere lo studio medico occorreva salire  una scala assai disagevole perché sinuosa e con alti gradini per cui la madre stava scivolando all’indietro a causa della gamba che le si era improvvisamente bloccata.  Sì, erano gli stessi occhi che supplicavano pietà e veloce aiuto e che sulla figlia avevano un effetto pietrificante irrigidendo completamente ogni suo muscolo e lasciandola nello sgomento ed impotenza più completa. Quella volta però reagì per agevolarla ma ,il bicchiere colmo era già nella mano tremante della genitrice che ora stava deglutendo le sue medicine con un’espressione penosa e di grande sforzo. Successivamente la donna ,silente, cominciò a massaggiare il braccio destro con sofferenza quasi in preda ad  una fitta ,disperatamente e di certo anche ad un quesito: ”Cosa mi sta accadendo?” Ambedue contemporaneamente se lo stavano chiedendo.    Entrambe però simultaneamente sconfortate ,ma allo stesso tempo salde  nel proprio pensiero, decisero tacitamente di recarsi al più vicino pronto soccorso.  Prima che la figlia riuscisse a mala pena a vestirsi per uscire ,la madre era già pronta  con il suo bagaglio che teneva pronto per ogni evenienza o urgenza , e sul capo , un vezzoso cappellino, che insieme avevano acquistato alle bancarelle natalizie proprio pochi giorni prima : simbolo del loro strettissimo ed affettuoso legame!  Fortunatamente la madre riusciva a camminare ,aveva solo perso la motilità dell’arto destro :” monoplegia “pronosticarono i medici, dando la notizia alla figlia ,prima ansiosa e visibilmente turbata ma, dopo il puntuale giudizio , sicuramente rilassata e meno tesa.  Ora che la madre era in un letto d’ospedale non intendeva tornare a casa e quindi si sedette accanto al candido giaciglio addormentandosi subito ,così, seduta e riconciliata con Dio che, malgrado tutto , era stato con le due generoso e pietoso. Si addormentò e sognò.   Le immagini erano precise e riproducevano fedelmente il tratto di strada che la mamma ,più traballante che mai, e lei stessa rigida, impacciata e greve, avevano percorso da casa all’adiacente nosocomio. Il freddo le tagliava le gote ma, allo stesso tempo, le dava in modo mordace , non certo caritatevole , l’energia che cercava. Non avvertiva più le estremità inferiori  ma riusciva a distinguere attraverso la nebbia la sagoma della genitrice e piano piano le due andavano verso la luna che, piena ed imponente , le pacificava, benaugurale, con il Creato!    Il giorno seguente il primario la svegliò e dopo che si fu raccapezzata della nuova condizione, le consigliò di tornarsene a casa perché la mamma stava già meglio ma necessitava riposo , lì era in buone mani e  non doveva temere!  Ma la giovane rimase fino a sera, quando all’ora di cena un infermiere le offrì un panino ed un caffè .. Si ricordò allora del pranzetto preparato da mamma il giorno prima e decise di tornare a casa a consumarlo ,superando l’imbarazzo dopo essersi sincerata che la madre quietamente ancora dormiva. Le dissero che non era assolutamente grave ma dovevano trattenerla ancora un po’ sedata  per compiere le varie analisi del caso.   La figlia ,ripercorrendo il luttuoso percorso al contrario ,si sentiva  più leggera e speranzosa.  Giunta a casa ,si mise in pigiama e preparò gli indumenti per l’indomani, quando sarebbe tornata al capezzale di sua madre.  Fiduciosa accese il fornello sotto la pentola contenente tutto quel ben di Dio.  Scaldate le vivande ,con un mestolo ,pescò il brodo ,l’unico e solo  alimento di cui allora desiderava cibarsi. Nella fondina l’aromatico, torbido ,fluido le dava forza anche psicologicamente :un segno benevolo che la madre era ancora lì con lei.   Mentre era in preda di questi riconcilianti pensieri, ecco nel cucchiaio ,apparire come un sassolino, qualcosa di famigliare , forse un fegatino? 

No!  Era un piccolo cuore !  Altro segno dell’amore che in quella vivanda e non solo, sua madre aveva lasciato a lei ,sua diletta  figlia. Era presente  in quella e in tutte le altre cose che aveva fatto per lei ,con il cuore!

fine 

Quello che ho scritto in questa mia narrazione non accadde mai; si tratta  di pura fantasia.

Invece più che mai vivo e vivido è questo filmato che vuole essere fulgida  memoria sua e di tutti gli istanti lieti  trascorsi assieme :

                             Mamma canta in milanese mentre ricama il giorno 12 maggio 2010



Ora vi voglio far partecipi di una mia poesia che ho scritto il mese scorso e che la interessa da molto vicino , perché Mamoty ( come la soprannominavo ) amava molto la flora , soprattutto alpina, e quando , con papà ,ci recavamo sugli adorati  Monti Pallidi ,ne facevamo  incetta per poi portare il frutto del nostro  innocente furto  nella nostra abitazione serbando così  il ricordo delle nostre allegre ,avventurose scampagnate . Tanto che in questi versi ho concepito l'incarnazione di Mutti in queste nostre festose , amate  verdeggianti creature :

FIORE ( 5 aprile 2024 )

Eccoti qui,

adesso nella mia memoria 

sottoforma di fiore .


In una superba genziana 

carnea nel suo colore oltremare 

tra le incantevoli rocce

dolomitiche .


O in un Giglio martagone 

splendente nell’arancio 

che rende beati.

I tuoi  pistilli scuri 

sorprendono 

il villeggiante 

nelle tue inopinate ,

inattese , serene ,

ottimistiche tinte. 


Oppure ancora

in una mitica stella alpina ,

pelosina e minuta 

ma coraggiosa

benché ascosa 

sia nei ghiaioni 

che ad alta quota.


Infatti, ti penso nel momento in cui ,

grazie alle tue esili

ma tenaci radici,

senza timore

ti appigli e ai costoni 

e alle rupi più scoscese 

ed irte 

ma ti nascondi 

consapevole 

di essere preziosa 

poiché ogni turista  ti insidia 

per portare almeno un capolino

della tua efflorescenza 

nelle proprie case ,

per sfoggiarti 

come trofeo con gli amici :

come eroica medaglia 

di un’ardita escursione 

in quei luoghi lontani 

di sogno!


Mi stupisci infine 

in una tenera semplice  , silente pratolina 

accarezzata da una ,or tiepida ,

brezza mattutina 

qui, nelle siepi consuete cittadine .


E mentre esco dalla mia dimora 

imbattendomi 

nelle tue bianche corolle

mai opache ,anzi 

con sfumature carnicine ,

esse mi ricordano 

le tue rosee gote:

nel mio  pensiero 

ancora gaie e radiose .


Ti vedo ritornare

nei fiori della mia immaginazione

ancor piena di tante speranze :

sempre presente !  


Adesso vien l'ora di congedarsi e, non voglio fare a meno di proporvi anche questa volta un pezzo musicale che mamma amava intonare nei momenti più ilari . 

Si tratta  di una canzone giuliva e spensierata  di Tito Schipa che nei tempi della sua giovinezza stava a sentire  anche per radio .

Vi lascio con un bel link ma non vi anticipo il titolo non rovinando , in questo modo, la sorpresa dell'ascolto . 

Infine vi auguro , carissimi miei che mi seguite o , che per la prima volta, fate  la mia conoscenza, di poter celebrare al meglio la vostra genitrice e , per chi , come me , purtroppo non può fisicamente omaggiarla, almeno poter ricordarla come ho tentato di fare io !

Alla prossima....Vale 



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