| Mamma che prepara il the ( maggio del 2010) |
Bentrovati !
Quasi perdendomi tra le foto di mamma Silvana , grandissima lavoratrice ,mi son lasciata suggestionare in particolare da questo scatto. Lei è in cucina , il suo regno, che ho indegnamente ereditato ,mentre prepara il nostro abituale the delle 17 . Era assai rasserenante ritrovarsi ogni giorno con un "confortino" semplice quanto l'affetto quotidiano che vivevamo ogni giorno, sempre uguale eppur diverso nella tenera gioia della convivialità . La cucina è il fulcro della casa credo per tutti. Anni fa avevo scritto un breve racconto ( una "carrellata " ) che descrive la nostra minuziosamente.
Ma ...nasconde una sorpresa!
LA CUCINA racconto breve 28 aprile 2012
Nella penombra serale sonnecchia la gaia e variopinta cucina. Dalla porta d’ingresso alla stanza si vede un ripiano di formica candida , sulla quale è disposta in modo ordinato una selezione di riviste impilate meticolosamente, vicino, poi i panni stirati anch’essi disposti regolarmente uno sull’altro e sulla sommità il ferro da stiro. Armadietti pratici e comodi i cui sportelli marroni conferiscono al locale una tinta calda e piacevole. Più in là ,ecco campeggiare in una cesta di vimini : una golosa raccolta di fresca frutta di stagione. A destra il frigorifero con poche ma graziose calamite decorative, il piccolo ma funzionale forno ed i fornelli a gas puliti e tirati a lucido , le posate in un vivace vasetto di plastica rosso, il quotidiano barattolino del brodo granulare, ed il lavandino a due vasche le cui nettezza è impressionante :sembra brillare nella semioscurità.
Sul lato sinistro invece, un calendario , un orologio a muro, una mensola bianca che accoglie varie cose come il contenitore dello zucchero , le medicine giornaliere , il pane fresco e sotto questo, un fedele televisore acceso. Al di sotto ,una tavola ornata da una tovaglia in un’allegra fantasia che rappresenta fiori arancione nella loro massima efflorescenza . Sul desco ,così allietato, la bottiglia dell’acqua , una pila di piattini colorati, i tovaglioli di carta contenuti in una deliziosa caraffa
in smalto ,dipinta a fiori rosa, ed infine, una scatolina contenente biro, matite , gomme da cancellare, ed evidenziatori, sopra ad un blocco di fogli bianchi pronti ad essere “insudiciati”.
Il tavolo è rischiarato parzialmente da un lampadario con i vetri piombati multicolore ,quando la luce non è fornita dalla porta –finestra che da su di un piccolo balconcino. A lato, gli asciugamani appesi a dei gancetti colorati.
Dalla porta ,una donna piacente anche se anziana ,fa il suo ingresso con un passo che ha imparato nel tempo a rendere al massimo silente e tacito. Si avvicina lentamente e si accosta alle tre sedie vicino al tavolo ,ove pone con attenzione e dolcezza un cellulare acceso.
Una seggiola ha sopra di sé un cuscino ricamato da lei a punto croce ;un ricordo delle care Dolomiti e delle escursioni alla ricerca di funghi, piccole prelibate bacche e fiori d’alta quota con chi non scorderà mai più.
Lo sfiora piano come se toccasse una rosa antica con il timore di rovinarla nello splendore del suo rigoglio.
Si siede di fronte alla TV che non ascolta e, data l’ora tarda, agguanta il piccolo adorno guanciale e vi si abbandona con cocenti ma mute lacrime che le solcano il bel viso.
Ma, dopo essersi un po’ assopita, ecco che il telefono squilla e la sua espressione cambia completamente , con un sorriso splendente e finalmente felice, risponde con allegria insospettata, :”Ciao, Vale! Come stai?”
fine
Avevo immaginato una serata di mamma ,sola , come a volte accadeva in estate, quando mi recavo in vacanza con gli amici mentre attendeva la mia agognata telefonata, che , a dire il vero, non si faceva mai desiderare. Quel piccolo lasso di tempo che per un po' separava le nostre lunghe conversazioni , era per lei ,solitaria dopo la morte di papà , doloroso, quasi insopportabile.
Le nostre telefonate furono usuali ed immancabili poi negli ultimi giorni di mamma all'Ospedale .
Il sollievo che ci donavano era indescrivibile ed i nostri cellulari davvero si rivelarono indispensabili.
Al telefono ebbi perfino il suo ultimo saluto!
Ora mi manca come non mai! Oggi si celebra la Festa del Lavoro e, come accennavo in precedenza ,ella praticò per con cospicuo periodo impeccabilmente l'attività di segretaria e corrispondente in lingue estere .Poi, con coraggio naturalmente condiviso con papà Eugenio ed insieme a lui , decise di esercitare a tempo pieno , in modo appassionatamente ineccepibile ,con mia somma riconoscenza , la professione più ardua in assoluto: il genitore putativo . Il giorno consacrato a tutte le mamme (domenica 9 maggio) si profila quanto mai spiazzante penoso ed amaro. Fortunatamente, però, mi posso avvalere , oltre che degli amorevoli ed ogni dì presenti ragazzi di Via Procaccini, dell'affettuoso poderoso e saldo sostegno dei miei familiari .Soprattutto zia Loredana ,anche lei mamma e nonna , è sempre molto cara , affezionata e premurosa nei miei confronti! Le scocco un bacione immenso anche se virtuale ! Un altro "Angelo" che non smetterà mai di rallegrarmi e commuovermi allo stesso tempo è proprio lui: Branduardi che ha composto una canzone prettamente primaverile , dedicata a noi donne e che mi emoziona ogni volta. Se volete ascoltarla cliccate qui! Si intitola " profumo d'arancio" Infine vi lascio con un'ultima considerazione...
Le nostre madri anche e vieppiù come la mia adottiva, sono state e saranno nelle nostre vite : l'abaco per calcolare i nostri giorni più lieti, la bussola, per trovare la via, la cornice per ricordare ciò che maggiormente amiamo, il dizionario per trovare una bella chiusa ! ( E... molto, molto di più!!!)
Grazie dell'attenzione !
Alla prossima ....vale!
Una narrazione che sembra un'affresco pittorico, che rimarrà intatto nel tempo, ciao Ale.
RispondiEliminaUn racconto che dipinge una realtà di affetto per la tua cara mamma ed è proprio il quadro della tua cucina descritta minuziosamente mostra l'amore per i tuoi cari genitori nel nido pieno di calore della tua casa
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